John Dillermand, l’uomo pene dei cartoni animati danesi
John Dillermand, la nuova serie danese per bambini

John Dillermand, l’uomo pene dei cartoni animati danesi

Non ci credevo nemmeno io quando l’ho letto: in Danimarca c’è un cartone per bambini il cui protagonista ha un enorme pene prensile sul quale non ha del tutto il controllo. Il pene fa un sacco di danni e lui, riuscendo a controllarlo e utilizzandolo, rimedia.
Dimenticate Yo e Yo che fanno il ballettino “sei più di una sorella, sei più di un fratello, se ci sincronizziamo è tutto molto più bello”, è arrivato il momento di John Dillermand e il suo pene combinaguai.
Jacob Ley, autore della serie, ha riferito nel corso di un’intervista che l’idea gli è venuta mentre raccontava delle favole ai suoi figli per farli addormentare.
Sarei curioso di sapere quali fossero le idee scartate, vista quella ritenuta vincente. Che ne so… “la maestra con i capezzoli proiettile che combatte il bullismo”.

Le reazioni a caldo su John Dillermand

Inutile dirvi che in Danimarca John Dillermand sia l’argomento del mese, molte personalità del paese si sono espresse a riguardo in tv e sui social.

Morten Messerschmidt, membro del parlamento e del DF (Dansk Folkeparti partito popolare danese) ha dichiarato che non crede che guardare i genitali di un uomo adulto debba essere trasformato in qualcosa di ordinario per dei bambini. Christian Groes, antropologo presso la Roskilde University, ha rincarato la dose, dicendo che «nonostante il cartone sia pensato per essere leggero e divertente, non lo è affatto».

Di tutt’altre vedute la giornalista satirica dell’Ekstra Bladet, Majbritt Maria Lundgaard, la quale ritiene che «se lo vedi attraverso gli occhi di un bambino, John Dillermand è divertente e incomparabile. Siamo noi adulti che sessualizziamo il mondo intero per loro». Aggiungendo che secondo lei il vero problema della serie è la mancanza di una donna-vulva (Dillermand in danese significa letteralmente uomo -pene) che renderebbe lo show realmente inclusivo..

Il parere della psicologa su John Dillermand

C’è poi la psicologa dell’infanzia Erla Heinesen Højsted secondo cui: «John Dillermand parla ai bambini, condivide il loro modo di pensare. E i bambini trovano i genitali divertenti. La serie raffigura un uomo impulsivo, che non mantiene il controllo, che commette errori, come fanno i bambini. Ma Dillermand fa sempre la cosa giusta. Si assume la responsabilità delle proprie azioni. Quando una donna gli dice che dovrebbe tenere il pene nei pantaloni, per esempio, lui lo fa». Che brav’uomo.

La cosa più disturbante, secondo i detrattori, è che il cartone sia prodotto e mandato in onda dalla tv pubblica danese (l’equivalente della nostra RAI, per intenderci). La rete si è difesa dicendo che il cartone animato – realizzato con la tecnica dello stop motion – è stato studiato in collaborazione con “Sex&Samfund”, un’associazione danese che si occupa di educazione sessuale e pone l’accento «sul tema della rimozione della “vergogna” e dell’“imbarazzo” quando si tratta dei nostri corpi. La sessualizzazione non c’entra». E, visti anche gli ottimi ascolti, sicuramente un po’ figli di questa polemica a livello nazionale,  non hanno nessuna intenzione di cancellarla.

Il sistema educativo danese

La Danimarca è famosa per i suoi sistemi educativi all’avanguardia, a partire dall’organizzazione del sistema scolastico che non si basa sulla scuola dell’obbligo, ma sull’obbligo di ricevere un’educazione (potenzialmente anche a casa, se vengono rispettate le linee guida nazionali).
Passando per la valutazione: il sistema scolastico danese non prevede voti fino all’età di 14 anni (circa). Questo non significa che gli alunni non vengano valutati, semplicemente la valutazione consiste in un confronto allievo-insegnante sui punti di forza e di debolezza dimostrati nelle attività svolte a scuola. L’idea è che alla base non ci sia la catalogazione delle capacità ma il confronto su come ci si può migliorare. Pare che questo aiuti anche gli allievi a non vedere gli insegnanti come una minaccia, ma come un vero e proprio “strumento umano” (passatemi il termine)  complementare al corso di studi.

Un ultimo esempio che voglio farvi è la “Klassens tid”, l’ora di lezione dedicata al confronto e al dialogo. Una sorta di “seduta psicologica” collettiva, volta a condividere emozioni, paure, ansie e gioie e soprattutto a prevenire comportamenti negativi che, specie in ambito scolastico, possono risultare dannosi per gli adulti del futuro. Baluardo danese della lotta al bullismo. Cioè, questi non sono mica dei pirla, ecco. Ma a sto giro l’hanno fatta fuori dal vasino.

Altre polemiche sui cartoni

Ci sono state negli anni polemiche più o meno intelligenti su molti programmi per bambini: come non citare la presunta omosessualità di  Tinky Winky (tra quelle meno intelligenti, ovviamente).
Le motivazioni alla base di questa “accusa”? Il colore viola del personaggio – colore legato, sembrerebbe, all’orgoglio gay (ma non era arcobaleno la bandiera? Ammetto la mia ignoranza in merito) –  la sua antenna a forma di triangolo, ritenuto il simbolo del gay pride e, udite udite, sfoggia una borsetta rossa. Malandrino!

Peppa pig – per dirne un’altra poco intelligente – è stata criticata perché sembra che la solerzia del dottor Brown Bear illuderebbe i bambini circa le aspettative  da porre nel proprio pediatra. Giuro. Il pediatra di Peppa Pig è troppo disponibile e poi quelli veri ci fanno una magra figura, in sostanza. Vabbè, si commenta da sola, che dite?

Questo per farvi capire che so cosa sia una polemica sterile, ho un buon metro di giudizio. Ma  usarlo per misurare il pisello lunghissimo di John Dillermand non mi sembra una buona idea (questa è pessima, ma piaceva a me).

La mia personale opinione su John Dillermand

Vi immaginate di svegliarvi domattina e trovare la Dottoressa Peluche improvvisamente specializzata in ginecologia infilare speculi (plurale di speculum) in bambole di pezza con la candida o la secchezza vaginale? Ecco, forse nemmeno questo reggerebbe il confronto, perché John Dillermand ruba il gelato ai bambini con il pisello. Letteralmente. O meglio, è il pisello di John Dillermand a rubare il gelato ai bambini, il nostro eroe lo recupera  e glielo restituisce. Chissà quanto dev’essere buona quella coppetta fragola e pistacchio, dopo che John ci ha pucciato il barbagianni!

Sapete bene che io sono di mentalità molto aperta e non mi piacciono quelli che in nome di un feticcio politically correct vanno in giro a maledire la qualunque, però John Dillermand no! Non ce la faccio davvero.
Ammetto la mia più totale chiusura rispetto all’argomento.

Non vedo come un personaggio del genere – la cui disavventura media è bruciarsi il pistolone durante il barbecue ma, grazie alla sua lunghezza, riuscire a refrigerarsi tempestivamente, pucciando la punta in un secchio d’acqua fredda messo in po’ più in là (giuro) – possa insegnare qualcosa ai bambini.
Ma nemmeno la forzata allegoria dell’uomo che “tiene a bada il suo pisello incontrollabile”, che volendo essere generosissimi potrebbe anche avere una parvenza di insegnamento sessuale, mi ha convinto per più di 3 minuti dopo averla pensata.
Credo che i tempi siano assolutamente maturi per dare in pasto ai bambini prodotti più adulti e performanti a livello educativo di quanto non faccia quella piagnucolosa viziata di Peppa Pig, ma cominciare da uno che fa l’elicottero con il pisello, mi sembra un pelo troppo anche per il 2021.

Sigla John Dillermand

Francesco Cannadoro – Blogger e autore de “#Cucitialcuore. Diario di un padre fortunato”.

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