Calo delle nascite in Italia: Superpapà, datti da fare!

Calo delle nascite in Italia: Superpapà, datti da fare!

Secondo i nuovi dati demografici resi noti dall’Istat (Istituto Nazionale di Statistica) a giugno 2019 riguardanti il 2018, in Italia si assiste ad un continuo e costante calo delle nascite.

Un po’ di dati

Il passato prossimo

Nel 2018 in Italia sono nati 439.000 bambini, 18.000 in meno rispetto all’anno precedente.
La tendenza, iniziata nel 2015, sta diventando significativa. Per avere dati sulla natalità paragonabili a quelli attuali dobbiamo tornare indietro fino agli anni subito successivi all’Unità d’Italia.
Il tasso odierno di calo demografico, dato dalla differenza tra le nascite e i decessi, è paragonabile alla situazione dell’Italia del biennio 1917-18, ossia gli anni della Grande Guerra e dell’epidemia di spagnola.
In quegli anni però la decrescita era dovuta soprattutto all’aumento dei decessi, ora ad una sostanziale diminuzione dei nuovi nati.

Il prossimo futuro

Si stima che nel 2050 si assisterà ad un calo demografico del 17%.
L’Italia è un paese che non fa più figli e che inevitabilmente sta invecchiando. Nel 2050 la popolazione italiana compresa tra i 15 e i 64 anni sarà circa il 54%, approssimativamente 10 punti percentuali in meno rispetto ad oggi con la conseguenza di una riduzione significativa della popolazione in età lavorativa.
Il calo delle nascite è determinato da 2 fattori: la riduzione del numero di donne in età fertile (dai 18 ai 45 anni) che, inoltre, per il 45% non ha figli e una riduzione della fecondità delle donne (le donne che fanno figli ne fanno sempre di meno).
Si calcola che persino il contributo degli stranieri, che negli anni ’90 era servito da volano, si stia riducendo: scendono infatti di 8.000 unità i bambini con almeno un genitore con nazionalità non italiana.

Perché non facciamo più figli

Le cause sono diverse e riguardano ambiti anche molto distanti tra di loro: sono di ordine economico, antropologico, culturale, sociale.
Entriamo sempre più tardi nel mondo del lavoro e sempre più tardi riusciamo ad avere una condizione economica che ci consente di “metter su famiglia”.
I problemi economici che incontrano le famiglie, che sono innegabili, non sono però sufficienti a spiegare l’entità del fenomeno.
Mancano corrette politiche di welfare a sostegno soprattutto delle donne: orari di lavoro flessibili, permessi lavorativi adeguati, servizi di sostegno.
Viviamo in una società che ha forti caratteristiche di individualità, molto spesso siamo portati ad anteporre i nostri bisogni: carriera, vita sociale, esperienze personali che mal si conciliano con la creazione di una famiglia. Fare figli è visto come un “fatto privato”, non come un contributo al mantenimento di un equilibrio sociale.

Ma nulla è irreversibile

Partendo dal dato di fatto va però considerato che il calo demografico non è un processo irreversibile.
Va sicuramente affrontato, di sicuro dalle istituzioni che dovrebbe mobilitarsi per attuare delle politiche di welfare e sociali a sostegno della genitorialità. In ogni caso il problema va affrontato da ognuno di noi considerandolo una vera e propria responsabilità sociale, iniziando a mettere da parte l’individualismo che caratterizza la società moderna e pensando al futuro, di tutti.

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