La scuola è cominciata e con lei anche le diatribe tra compagni di classe. E se venissimo a sapere che in classe c’è un bulletto? E magari se il bersaglio fosse nostro figlio?

Prevenire è meglio che curare

Non è facile venire a conoscenza dell’esistenza di un bullo in classe: di solito i bambini non raccontano cosa succede a scuola -“Cosa hai fatto?”, “Niente” vi dice qualcosa?- e tanto meno raccontano cose di questo tipo un po’ per timore delle conseguenze, un po’ perché non piace a nessuno dire di essere preso di mira.
Innanzi tutto, non dobbiamo aspettare che si verifichino effettivamente episodi di bullismo per introdurre l’argomento. Il bullismo è un fenomeno che vede coinvolte diverse figure: un bullo, una vittima e chi sta intorno che non interviene, non parla lasciando le cose come sono. Gli “altri” hanno la stessa responsabilità del bullo, visto che “ladro è chi ruba e chi tiene il sacco”.
L’argomento va affrontato subito, prima che si verifichino episodi spiacevoli perché “prevenire è meglio che curare”. Va spiegato ai nostri figli che possono esserci bambini un po’ troppo prepotenti che pensano di essere fighi facendo dei dispetti. Dobbiamo insegnare ai nostri figli ad intervenire se vedono qualcosa che non va: possono raccontare alla maestra oppure chiedere al bullo di smetterla, possono anche trovare altre strategie. L’importante è educarli a non nascondersi quando vedono qualcuno in difficoltà anche perché il bullismo si alimenta proprio con il silenzio dei compagni.

Non lasciamoli soli

Se invece siamo preoccupati per nostro figlio, un modo per far raccontare le cose ai nostri figli è partire da noi stessi “sai, quando io ero piccolo mi è successo questo…. A te è mai successo?”. Se dovessimo vederlo più triste, con poca voglia di andare a scuola, se dovesse magari tornare a casa con poche matite nell’astuccio senza dare spiegazioni, allora è il caso di essere più diretti: “Sono preoccupato per te, c’è mica qualcuno che ti dà fastidio?”. Può aiutare la canzone dello Zecchino d’Oro “il bulletto del carciofo”; ottimo spunto ed esempio. Se la nostra preoccupazione continua ma nostro figlio si chiude sempre di più, può essere utile coinvolgere un altro genitore chiedendo se il proprio figlio ha raccontato qualcosa e, ovviamente, fare presente alle maestre la propria preoccupazione. In ogni caso, bisogna attivarsi, sia che siamo i genitori del bullo, dei compagni o della vittima, in modo che nessun bambino venga lasciato solo.

Paola Francesca Lattanzi
Sono psicologa, psicoterapeuta familiare e mamma alla terza di una piccola squadra al femminile.

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