Recensione di “Quanto mi servivi” di Francesco Cannadoro
Quanto mi servivi

Recensione di “Quanto mi servivi” di Francesco Cannadoro

Essere genitori non è un lavoro, ma significa tante cose. È la forma di impegno più pura che esista perché comprende il dare la vita ad un altro essere umano, e dura per sempre. Si tratta senza dubbio di una grande responsabilità e, allo stesso tempo, un’immensa fonte di gioia. Non si è chiamati ad essere genitori tutti allo stesso modo, né tanto meno affrontando le stesse sfide o gli stessi ostacoli, però ci sono degli aspetti, delle emozioni e delle paure che accomunano tutti quelli che diventano genitori in un certo momento della loro vita. Il compito di un buon genitore è quello di prendersi cura dei propri figli, non solo in quanto ad aspetti pratici come farlo mangiare, cambiargli il pannolino, insegnargli ad andare in bici, ma significa anche indirizzare delle giovani anime sulla strada verso la crescita, la consapevolezza di sé e del mondo, affinché li si renda pronti ad affrontare tutto quello che verrà, pur sapendo di non essere mai soli.

Può capitare che a volte non si sappia bene come agire o come comportarsi, specialmente quando grandi sfide si presentano nel corso della crescita di un bambino, eppure sono proprio quelli i momenti in cui potranno instaurarsi legami profondi.

Quanto mi servivi, il secondo libro di Francesco Cannadoro

Una delle paure più comuni dei genitori, in generale, è collegata al mondo esterno. Non sono pochi coloro che, man mano che vedono il proprio figlio crescere, vorrebbero tenerlo protetto da una campana di vetro che faccia loro da scudo dalle difficoltà e dai pericoli che la vita comporta.
È per questo che la storia di Francesco Cannadoro, papà blogger e autore del libro “Quanto mi servivi” – Ultra Edizioni – è di grande ispirazione per tutti, ma per i genitori in particolar modo.
Questo libro è un inno alla vita, contiene la storia di Francesco e suo figlio Tommi, un bambino affetto da una malattia degenerativa di origine ignota.
Tramite queste storie, ciò che apparentemente non viene concepito come normale, lo diventa, in modo ancora più autentico. I temi centrali riguardano l’esserci e l’affrontare le difficoltà col sorriso, per sconfiggere quello che la famiglia di Tommi definisce “il drago”, la sua disabilità, un altro tema fondamentale di cui si parla sia nel libro che nei social.

Diario di un padre fortunato

Lo conosciamo bene l’autore, il papà è un amico e per noi ha scritto diversi articoli di rilievo: Francesco Cannadoro ha iniziato a raccontare la sua storia sulle pagine Facebook di Diario di un Padre Fortunato, un modo per combattere la malattia di cui il figlio fin da piccolo soffre, aiutandolo a portare il peso, sostenendolo con una forza che solo un genitore possiede.
Dal successo social ha prodotto, nel marzo del 2019, la sua prima emozionante opera: “#CucitialCuore, diario di un padre fortunato” edito da Ultra Edizioni, un libro che ha presentato in lungo e largo per l’Italia arrivando perfino in importanti trasmissioni televisive: un successo inaspettato quanto meritato che va senz’altro condiviso con la sua compagna di vita che lo sostiene e lo supporta, la fantastica mamma Vale!

Una storia coinvolgente

“Quanto mi servivi” descrive la famiglia Cannadoro, che dopo circa cinque anni dall’aver diffuso sui social questa storia per la prima volta, racconta il continuum di questa avventura predestinata. La lotta di questi due genitori non riguarda solo Tommi, ma cerca di arrivare in modo solidale a tutti gli altri genitori che hanno figli con problemi vari di disabilità, perché solo approdando su quanti più cuori possibili si potranno avere concrete possibilità di apportare un cambiamento e trasmettere qualche messaggio di positività a persone che sono chiamate ad attraversare imponenti ostacoli.

Le pagine sprigionano un’immensa voglia di vivere, il tutto incorniciato e diffuso dall’amore paterno di Francesco, un valore che Tommi porterà per sempre nella sua vita. Tuttavia, non è una storia di compianti, di sofferenze, che certamente esistono, ma l’intento è quello di dare forza a chi legge. Come ogni storia di un papà che si rispetti, anche quella di Francesco, ha un presente ed un passato. Proprio per questo, il libro compie un viaggio introspettivo nella sua vita e nella sua infanzia, analizzando la mancanza di affetto, le delusioni e le incertezze che ha vissuto.

La storia di Francesco vuole far capire come non sia mai tardi per agire nella vita, come si possa scegliere il modo di affrontare i problemi e superarli, per quanto possibile. Tutto ciò che ha reso questo papà la persona che è oggi, è parte integrante di questa storia. I genitori assenti, la vita per strada, le case di famiglia, sono aspetti della vita che non possono essere cancellati, ma da cui Francesco ha imparato molte cose.

Perché leggere “Quanto mi servivi”

Questo libro è un crescendo di emozioni, che riempiono pagina dopo pagina un galleggiante che sprofonderà sempre più in basso negli abissi, tramite storie del passato, che fanno soffrire insieme al protagonista, che fanno infuriare, intristire. Ma la storia prosegue, fino a che una volta toccato il fondo, le pagine inizieranno ad alleggerire il peso della vita, combattendo con irrefrenabile determinazione il destino di una vita così giovane, per tornare di nuovo a galleggiare in superficie con una grossa boccata di ossigeno che arriva dritta al cuore tramite la speranza e l’amore paterno.

Sono racconti profondi, che infondono amore, in una forma così pura, genuina, e incondizionata, quella che solo un genitore che ama il proprio figlio è in grado di trasmettere. Perché non esiste legame più saldo di quello che lega due persone con lo stesso sangue. Perché la sofferenza non può distruggere questo amore, bisogna solo essere pronti ad affrontarlo, senza arrendersi.

L’epica battaglia di Tommi contro il drago è un messaggio di speranza, di forza, un grido che arriva ai cuori di tutti coloro che vivono o conoscono problemi di disabilità, cercando di riscaldare anche quelli di chi è ancora scettico rispetto al tema. Sono storie di vita che possono cambiare a loro volta delle vite, perché sono in grado di trasmettere a pieno l’amore e la sofferenza di un padre che vede il proprio figlio star male per una malattia; la determinazione e la paura di una famiglia che non si dà per vinta, e la speranza di qualcuno che cerca di parlare di temi che spesso vengono ignorati, perché considerati solo di importanza di chi li vive.

In conclusione, la storia di Francesco è un grande vademecum per i genitori, per i papà, che vogliono essere speciali per i propri figli, o che vogliono semplicemente esserci per loro, sempre, trasmettendogli una forza che non sanno ancora di avere, ma che presto impareranno a tirare fuori, grazie all’amore di chi hanno affianco.

Impossibile non emozionarsi, tratto da “Quanto mi servivi”:

Quante cose belle ti perdi del mondo. A volte faccio fatica ad accettare che due occhi così belli siano inutili. Però poi su questa parola mi fermo un attimo. Cos’è inutile? Qualcosa che non serve, qualcosa a cui nessuno fa caso. Ma è impossibile non fare caso ai tuoi occhi. Perché, sebbene non siano letteralmente vivi, sono la parte di te che più descrive la tua voglia di vivere. La tua passione di esserci. E tu sei attaccato a questa vita, e all’amore di cui si può godere vivendola, più di chiunque altro io abbia mai conosciuto. E da quando ci sei lo sono anch’io. Godo di te e del nostro amore. I tuoi occhi non sono ricettivi, ma sono trasmittenti. E quel che lasciano nel cuore di chi li guarda è qualcosa che niente e nessuno è in grado di replicare con tutta la sua meraviglia. Chi sei, amore mio? Come fai? Io non lo so, ma ti ringrazio. Io ti ho… e ti ringrazio.

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