Casa perfetta o casa vivibile?

Ormai ti sei rassegnato. Finché i tuoi figli vivranno sotto il tuo stesso tetto, la casa non sarà mai perfetta. Da piccoli sono i giocattoli sparsi sul tappeto, è il camion dei pompieri che ti ha fatto finire con le gambe all’aria o le costruzioni che si infilano sotto la pianta del piede facendoti vedere tutte le costellazioni, pure quelle inesplorate. Da adolescenti sono le scarpe, i giubbotti, i cavi del cellulare o i telecomandi della Play Station. I ragazzi non hanno tempo di riordinare. Passano da un gioco all’altro con la rapidità di un Velociraptor affamato. E voi siete lì inermi a cercare di rendere quanto meno presentabile il salotto. È una situazione senza via d’uscita?

Il metodo del rinforzo positivo


Partiamo dal principio. Mettere in ordine è noioso. Puoi vendere questo concetto come vuoi ai tuoi figli ma la sostanza rimane sempre la stessa. Non gli stai proponendo un’avventura entusiasmante o un giro sulle giostre e, per quanto ti impegni a dimostrare il contrario, non sarai mai credibile. Quello che puoi cambiare è il tuo modo di insegnare ai ragazzi la necessità di riordinare le loro cose. Per raggiungere questo scopo andiamo a scomodare un concetto, quello del rinforzo, che appartiene alla psicologia comportamentale. Il rinforzo è un evento che seguendo un determinato comportamento ne aumenta la probabilità di ricomparsa nel futuro.

Il rinforzo positivo e l’ordine

Mettere in ordine non è una punizione eppure il più delle volte si trasforma in un momento tragicomico in qualsiasi abitazione. Bimbi che piangono o che scappano da una parte all’altra, genitori che sembrano avere urgente bisogno di un buon esorcista. Applicare il rinforzo positivo vuol dire evitare di arrivare a questi estremi. Il messaggio da veicolare è semplice perché ti basta far seguire una gratificazione, anche solo verbale, al comportamento corretto del bambino. La conseguenza piacevole stimola l’azione del ragazzo, spingendolo a ripetere costantemente nel futuro il comportamento che ha portato al riconoscimento da parte dell’adulto.

Esempi pratici

Nei bimbi più piccoli può funzionare ad esempio il sistema delle stelline, intese come un premio che gli darai ogni volta che mettono a posto la loro camera, le scarpe o gli oggetti sparsi per la casa. Stabilisci un traguardo e un premio, del tipo se sabato è stato raggiunto quel tot di stelline andiamo a mangiare il gelato oppure allo zoo. Evidenzia e sottolinea sempre il contributo al riordino da parte di tuo figlio, congratulandoti per il suo comportamento. Il rinforzo positivo riguarda anche il modo di porsi con i ragazzi. Cerca infatti di dare delle regole chiare e precise ma soprattutto positive. C’è molta differenza infatti tra un “Metti in ordine” e la frase “Non mettere in disordine”. La prima è senza dubbio più propositiva e comprensibile della seconda.

Piccole astuzie

Il bambino, almeno fino all’età di 8 anni circa, sta al riordino come un marito alla suocera bisbetica. Non è un argomento di suo interesse. Per tamponare la situazione puoi trasformare il momento dell’ordine in un gioco divertente. Puoi chiedergli ad esempio di mettere a posto tutti i giochi che iniziano con la A, poi quelli con la B e così via. In alternativa, puoi sfidarlo a mettere via tutto nel tempo di una delle sue canzoni preferite.

Una maestra di mio figlio un giorno ha applicato una tecnica molto interessante, quella della caccia al tesoro. Nascondi un oggetto, un piccolo premio che i tuoi figli potranno iniziare a cercare soltanto dopo aver messo a posto la loro stanza. Oppure in alternativa gioca al 5-4-3-2-1 ovvero sfida i tuoi bimbi a mettere a posto 5 giochi, poi 4 e così via. Vince chi finisce per primo. Prova ad applicare questi piccoli trucchi. Con tuo figlio funzioneranno sicuramente, con tua suocera un po’ meno!

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Silvio Petta

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