Mamma, papà, io vi guardo

La prima volta che lo hai visto sei stato catturato da quegli occhi che sembrano celare la sapienza antica del mondo. Uno sguardo puro, pulito che ti ha stregato e ti ha fatto innamorare. Quando tuo figlio ti guarda sembra quasi volerti inviare un messaggio ben preciso: ti vedo e ti riconosco. I vostri occhi che si incontrano stabiliscono una connessione affettiva che dura per tutta la vita. Questa esperienza trasmette non solo la sensazione di una reciproca relazione, ma anche la possibilità di toccare con mano il sentimento che anima sia il neonato che i genitori. Lo sguardo parla, racconta le emozioni così come le espressioni facciali, attraverso smorfie, sorrisi o gesti.

L’importanza del contatto visivo

Guardare mamma e papà vuol dire non soltanto ottenere informazioni sul mondo e sulle emozioni. È la pietra miliare dei legami affettivi, dell’attaccamento precoce e dello sviluppo intellettuale del bambino. I volti per un neonato rappresentano un’avventura fantastica. C’è una bocca che emette dei suoni, occhi che lo guardano e un volto con dei contorni che, giorno dopo giorno, diventano sempre più familiari. Guardarsi è un’azione antica e naturale. Prova a pensare a uno dei primi gesti che la mamma compie, mettere il bimbo dalla parte del seno sinistro. Lo fa senza pensarci, è la parte più istintiva e atavica di lei che prende il sopravvento. Questa posizione le permette di guardare, occhi negli occhi, suo figlio e di stabilire subito una connessione diretta e immediata con lui.

Comunicare senza parole


Lo sguardo che si scambiano genitori e neonato è una comunicazione non verbale, l’unica capace di raccontare un mondo senza bisogno di parlare. Quando il bimbo vede gli occhi dei suoi genitori, inizia a fare delle piccole correlazioni: tra la voce e l’individuo, tra la fame e chi lo nutre. Fissare lo sguardo della mamma vuol dire imparare a essere recettivo, a concentrare la propria attenzione e a sviluppare la capacità di rispondere ai vari tipi di comunicazione. Non a caso, alcuni bambini che manifestano un atteggiamento non attento allo sguardo e alle espressioni, secondo gli psicologi, sviluppano una maggiore difficoltà nell’apprendere il suono corretto delle parole.

Lo sguardo e le informazioni


Lo sguardo veicola informazioni vitali. È il mezzo per capire l’atmosfera divertente del gioco e la via più semplice per sviluppare, come abbiamo visto, il linguaggio e il proprio vocabolario. La voce della mamma che dice “Guardami”, accompagnata dall’intreccio degli sguardi, aiuta il bambino ad associare gesto e parola. Lo sguardo del papà che guarda un oggetto e il suono della sua voce che ne scandisce il nome, aiuta il bambino a guardare e capire che quell’oggetto tondo si chiama palla, perché questo è il suono che esce dalla bocca di papà. Lo sguardo facilita inoltre la percezione spaziale, favorendo la connessione occhi-mani che permetterà a tuo figlio, in seguito, di raggiungere gli oggetti che ha intorno a sè.

In che modo puoi incoraggiare il contatto visivo?


Il volto umano per tuo figlio è uno stimolo incredibile, una fonte di informazioni che può però stancarlo. Se distoglie lo sguardo non significa che sta rifiutando la connessione con te o che non prova interesse, ha semplicemente voglia di riposare. Quando sta guardando un oggetto o una persona, tu scandisci bene il suo nome perché in questo modo imparerà presto ad associare le due cose. Solitamente gli psicologi consigliano di aspettare che sia lui a cercare il tuo sguardo. Tu non forzarlo, soprattutto se ha fame, è stanco o arrabbiato. E se ti sta guardando, non distrarti, aspetta che sia lui a distogliere lo sguardo.

Durante i primi mesi, gli occhi di un neonato guardano fugacemente il volto dei genitori, non aspettarti quindi degli sguardi lunghi e intensi. Per rendere più semplice e accattivante questa esperienza, tieni il tuo fagottino a una distanza non superiore ai 50 centimetri. Rispettare i tempi e i modi del tuo bambino è il presupposto indispensabile per godere pienamente dell’emozione unica e indimenticabile regalata dallo sguardo.

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Silvio Petta

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