Posizioni a confronto

La scena è sempre la stessa. Sei lì nel cortile della scuola, mancano pochi minuti al suono della campanella quando arriva la mamma sancta sanctorum che tutto sa e tutto fa e ti dice “Hai visto ieri quanto era difficile l’esercizio 8 pagina 5 di inglese?” No, non solo non hai visto quell’esercizio ma non sapevi nemmeno che ci fosse inglese da fare. E questo non perché sei un genitore disinteressato ma perché hai sempre pensato che i compiti tuo figlio li deve fare da solo e se sbaglia, amen, c’è la maestra che è lì appunto per correggerlo. Però di fronte a mamme che sanno anche la posizione della singola virgola sulla pagina, ti viene lecito chiederti se stai agendo nel migliore dei modi.

Pro e contro di aiutare i figli nei compiti

Hai presente lo strumento diabolico per eccellenza denominato “Gruppo WhatsApp genitori“? Ecco, sappi che almeno due volte l’anno la discussione verterà sul tema: le maestre danno troppi compiti oppure ne danno troppo pochi. Ma qual è lo scopo di questi famigerati compiti a casa?

Studiare a casa serve a rafforzare la lezione impartita in classe, a integrarla, a migliorare il metodo di studio di tuo figlio e a mettere alla prova le conoscenze acquisite dal ragazzo. Questi sono gli scopi e gli obiettivi essenziali dei compiti, pochi o tanti che siano. Ma il tuo ruolo qual è?

Pro

Aiutare tuo figlio a fare i compiti vuol dire stabilire una connessione tra voi, è un modo per dedicargli del tempo di qualità. Non solo, ti piace potergli spiegare le gesta eroiche degli uomini del passato o le meraviglie della scienza. È un po’ come applicare il famoso proverbio tibetano, ali e radici per i nostri figli. Svolgere con tuo figlio questi obblighi scolastici ti permette di dargli solide radici e una base sicura sulla quale costruire con scioltezza e abilità la sua futura autonomia. E poi lo dice anche la ricerca scientifica. Secondo uno studio americano infatti i bimbi aiutati a casa non solo vanno meglio a scuola ma hanno maggiori possibilità di superare in futuro esami complessi.

Certo, aiutarli non vuol dire investirli con una serie di aspettative che soddisfano il tuo ego. Quindi l’ideale è sedersi con calma accanto a loro ed evitare di perdere la pazienza al primo errore o al primo sbadiglio scatenato dall’esercizio di grammatica. Il bisogno oggettivo del bambino deve essere il centro che guida le tue azioni e i tuoi pomeriggi trascorsi con lui.

Contro


Anche qui non manca una solida ricerca scientifica che supporta la posizione di chi non ama fare i compiti con i propri figli. Secondo infatti la Texas University, il coinvolgimento dei genitori nei compiti a casa non solo non migliora le performance scolastiche del bambino, ma potrebbe creargli qualche problema di autostima. È un po’ quello che pensi tu in fondo. Un conto è riuscire da soli a svolgere quel problema di geometria e sentirsi orgogliosi di se stessi, un conto invece è arrivare al risultato sapendo che dietro c’è lo zampino di mamma e papà. Permettere a tuo figlio di fare i compiti da solo equivale a trasmettergli un messaggio chiaro e forte: mi fido di te.

Il compito è il simbolo dell’autodisciplina, dell’organizzazione e del rispetto del dovere. Guardi il ragazzo da lontano, intervieni solo se necessario e su richiesta dell’interessato e lo aiuti piuttosto a organizzarsi tra le varie materie. Anche a te sembra di applicare il proverbio tibetano, ma al posto delle radici gli regali le ali ovvero quella autonomia che rappresenta il valore aggiunto di ogni esistenza.

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Silvio Petta

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