Secondo un recente sondaggio un ragazzo trascorre in media 9 ore al giorno davanti allo schermo di un telefonino. Siamo di fronte a un pericolo? L’adolescente investe lo smartphone di un valore emozionale atipico. Questo oggetto diventa non soltanto il mezzo preferito, o forse l’unico, per conoscere gli altri ma anche l’ancora che salva spesso i ragazzi dall’angoscia della solitudine. In un mondo che corre troppo veloce i nostri figli a volte possono sentirsi alienati, tagliati fuori da una realtà che spesso non comprendono.

Il meccanismo psicologico che si instaura è quello di una vera e propria dipendenza. Non usare Instagram, WhatsApp o gli altri social vuol dire essere tagliati fuori. Avere quindi il telefono sempre in mano è l’unico modo per affermare “Io ci sono”. La prima tentazione di un genitore, di fronte a un figlio che usa in continuazione il telefono, è quella di toglierlo e di vietarne l’uso. In realtà, fatta qualche eccezione, questo è un comportamento da evitare. Lo smartphone non è soltanto un oggetto, fa parte della vita di un adolescente come la sua musica o i suoi vestiti. Il trucco è distoglierli con intelligenza, mostrando loro con calma e pazienza che esiste un mondo offline altrettanto bello e interessante.

L’ideale è aiutare i nostri ragazzi a creare un codice di autoregolamentazione che possa aiutarli a gestire in modo intelligente lo smartphone. È un lavoro di prevenzione certosino, impegnativo ma necessario per stimolare in loro la capacità di gestire autonomamente e con cognizione di causa i propri comportamenti. Nessun divieto assoluto quindi e nessuna regola imposta.

Il secondo consiglio è quello di dare il buon esempio. Un adolescente, anche se non lo ammetterà mai, spia i comportamenti dei propri genitori, ne assimila i modi di fare e le abitudini. Insegnare a un ragazzo un nuovo approccio al mondo digitale non può non passare attraverso un cambiamento del nostro rapporto con la tecnologia. Quindi via libera a regole “familiari” che siano valide per tutti, come ad esempio, spegnere gli smartphone dopocena o almeno durante i pasti.

A volte può essere necessario incoraggiarli a lasciare il telefono a casa. Spezzare il legame con questo dispositivo li aiuta a recuperare una dimensione corretta della realtà e anche del modo di rapportarsi agli altri. Si tratta in sostanza di proporre un nuovo modello dove la gestione dei rapporti sociali non è nascosta da uno schermo ma la si costruisce con il dialogo e guardandosi negli occhi.

In conclusione, il genitore non deve essere fonte di dinieghi autoritari. Mai come in questo caso la comprensione che i nostri figli vivono in una realtà sociale diversa dalla nostra è fondamentale. Si tratta semplicemente di stimolare la loro consapevolezza e fornire gli stimoli necessari che li porteranno a spezzare la catena di una possibile e pericolosa dipendenza dallo smartphone.

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Silvio Petta

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