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“Buen Camino”: Checco Zalone, il padre imperfetto e il suo viaggio

Con Buen Camino, Checco Zalone sorprende ancora. Lo fa nel modo che gli riesce meglio: entrando in sala come se stessimo per assistere all’ennesima commedia leggera e uscendo con qualcosa di più addosso. Non un film “serio” nel senso tradizionale del termine, ma certamente uno dei suoi lavori più maturi, dove la risata convive con una riflessione sincera sul ruolo di padre, sulle distanze emotive e sulla possibilità – sempre fragile – di ricucire un rapporto.

Il Cammino di Santiago non è solo una cornice suggestiva o una moda cinematografica: è il vero impianto narrativo del film. Un percorso fisico che costringe il protagonista a rallentare, a stare nel silenzio, a confrontarsi con se stesso. E, soprattutto, a camminare accanto a una figlia che non conosce più davvero. O forse non ha mai conosciuto fino in fondo.

Un papà imperfetto

Zalone interpreta un padre imperfetto, goffo, spesso inadeguato. Un uomo che ha sempre confuso il “provvedere” con il “presenziare”, il fare con l’esserci. È una figura che molti riconosceranno: un padre che ama, ma che non ha mai imparato a dirlo nel modo giusto. Che crede di poter recuperare anni di distanza con qualche battuta, una promessa tardiva o un gesto eclatante. Il Cammino, però, non fa sconti. Ogni chilometro toglie una maschera, ogni fatica porta a galla una verità.

La comicità di Zalone resta, ed è una comicità che alleggerisce senza banalizzare. Le risate non servono a scappare dal tema, ma ad entrarci meglio. Ridiamo perché ci riconosciamo, perché certi meccanismi familiari sono universali, perché il disagio – se guardato con onestà – può far sorridere. Ma Buen Camino è anche un film che sa fermarsi, che concede spazio all’emozione senza sottolinearla troppo, senza colonna sonora invadente o monologhi spiegoni.

Riflessione sulla Paternità

C’è una riflessione profonda sulla paternità contemporanea: sul bisogno di essere padri presenti, non perfetti; sulla difficoltà di chiedere scusa ai figli; sulla paura di scoprire che il tempo perso non si recupera, ma si può almeno riconoscere. Il cammino, in questo senso, diventa una metafora potente: non si torna indietro, si va avanti, passo dopo passo, accettando la fatica.

Buen Camino è un film che parla ai padri, ma anche ai figli. A chi ha qualcosa da dire e non sa come farlo. A chi ha capito tardi che l’amore, se non viene mostrato, rischia di non essere visto. E forse è proprio questo il suo successo più grande: farci ridere, sì, ma soprattutto farci venire voglia di tornare a casa e fare una telefonata in più. O una camminata insieme.

Trailer di Buen Camino

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