Tutti i genitori hanno sperimentato nei primi mesi di vita del bambino le crisi di pianto incontrollabile che si dice siano causate da “coliche gassose”.

Ma cosa sono in realtà?

La scelta di chiamare queste crisi di pianto improvvise “coliche” è avvenuta nel 1954 in seguito alla pubblicazione di un articolo medico, in realtà la medicina non è mai riuscita a mettere in relazione questi pianti con il dolore addominale.

Perché le chiamiamo coliche?

Il pianto del neonato è l’unico modo che ha per comunicare con noi e nello stesso modo comunica qualsiasi bisogno anche quelli che non riesce a decifrare perfettamente.

L’atto del piangere coinvolge tutto il corpo, il neonato si contrae, stringe i pugni, irrigidisce e ritrae le gambe. In queste circostanze tutti i muscoli sono contratti, anche quelli addominali, per cui può capitare che spingendo venga emessa aria. L’aria è presente in tutto il tubo digerente in ogni età della nostra vita ma in modo particolare nel neonato che si nutre di latte (contiene zucchero che fermenta nell’intestino).

Sono pochissime le condizioni in cui la presenza di aria nel tratto digerente causa dolore per cui quelle che comunemente definiamo coliche non sono espressione di mal di pancia ma sono semplicemente pianto.

Quanto durano?

Nella maggior parte dei casi le coliche compaiono entro le prime settimane di vita e scompaiono intorno al terzo mese. Il picco di solito avviene tra le 6 e le 8 settimane di vita.

Normalmente le crisi di pianto del neonato mettono a dura prova il neogenitore, ci sono infatti bambini per i quali le coliche possono durare poche ore altri che piangono ininterrottamente anche per 5 o 6.

Mettetevi l’anima in pace perché i medicinali esistenti sono pochi e poco efficaci, a quanto pare questa è un’ulteriore prova, oltre all’estinzione intorno al terzo mese, che le coliche siano una tappa dello sviluppo fisiologico del neonato.

Cosa possiamo fare?

Cari papà, armatevi di pazienza perché è un momento duro ma qualcosa si può fare certamente!

La parola d’ordine è calma. Rimanete tranquilli perché un neonato agitato ha necessità di avere accanto sé solo serenità. Se sarete capaci di rimanere calmi riuscirete ad essere anche più rassicuranti verso il piccolo che si agita.

Una volta che siete riusciti a tornare in possesso delle vostre “facoltà mentali” non vi lambiccate il cervello cercando di capire quello che ha dell’incomprensibile: la missione è tranquillizzarlo.

Sperimentate sequenzialmente varie soluzioni finché non troverete quella adatta.

Potete prenderlo in braccio e fargli sentire il contatto fisico, accarezzarlo dolcemente. Potreste provare a cantargli una canzone che conosce oppure potreste parlargli con un tono affettuoso.

Un’altra soluzione potrebbe essere quella di eliminare qualsiasi stimolazione eccessiva, quindi niente luci forti, niente rumori fastidiosi, intorno deve avere un ambiente, anche fisico, tranquillo.

Detto questo non mi resta che augurarvi un “in bocca al lupo”, con la consapevolezza che, male che vada, 3 mesi passano velocemente!

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