Quando arriva un figlio


Mi sono chiesto spesso cosa mi mancherà di questi primi anni passati con mio figlio. All’inizio avrei risposto che certo non mi sarebbero mancate le notti insonni, la stanchezza cronica, i suoi pianti inspiegabili e improvvisi o i rigurgiti sulla camicia appena stirata. Mi ha rivoluzionato la vita, regalandomi la sensazione che essere genitori equivale a viaggiare su un aereo che deve cambiare continuamente rotta, incurante del piano di volo stabilito a tavolino. Quello che pensavo fosse bianco si è rivelato nero oppure grigio perché avere un figlio ti fa scoprire una gamma di sfumature esistenziali delle quali prima non conoscevi nemmeno l’esistenza. Ha cambiato la mia esistenza peggio di un collasso finanziario così come ha trasformato la mia compagna, o i rapporti sociali perché non puoi uscire per le colichette, il vento, il raffreddore o perché è l’ora della pappa.

Una dolce malinconia


Ho cominciato a capire che in realtà mi sarebbero mancate proprio quelle cose quando, verso l’anno di età, entravo in cameretta e ascoltavo il suo respiro e con il dito seguivo avidamente il profilo del viso. Sentivo un piccolo tarlo dentro, un sentimento strano, un sapore agrodolce in bocca, come la salsa di soia al ristorante cinese. Ogni giorno lo vedevo più grande e ne ero fiero ma ero consapevole che tutti quei piccoli passi lo avrebbero portato via un giorno. Malinconia e fierezza, come conciliare questi due sentimenti?

La mancanza delle piccole cose

Mi mancheranno le impronte delle sue manine sui vetri. Si lo so, sua madre quando le vede diventa il diavolo della Tasmania ma io so già che quando quelle finestre saranno lucide e senza macchia, ne soffrirò un po’ perché vorrà dire che sarà cresciuto e le sue mani saranno occupate a costruire la sua vita.

Mi mancherà la sua manina quando attraversiamo la strada o quando vede qualcosa che lo spaventa. Sento le dita paffute che cercano le mie e io in quel momento mi sento un grizzly, pronto a sbranare il mondo pur di difendere suo figlio. Mi piace quando mi guarda come se fossi un Supereroe di quelli che guarda alla Tv e il bello è che io mi ci sento. Uno Spider Man di mezza età che, invece di salire sugli edifici, percorre le strade della città pensando che avere un figlio è l’avventura più bella del mondo.

Mi mancheranno le sue risate perché oggi, per fargli dimenticare il dolore di una puntura, mi basta fargli il solletico ma un domani, quando la vita gli calpesterà i piedi, sarà così facile strappargli un sorriso? E sono sicuro che avrò nostalgia anche dei camion dei pompieri che tutte le sere mi fa inciampare e che ogni volta gli dico di rimettere a posto. Ma tanto non lo fa mai.

I rumori, i piedini scalzi sul parquet, la tazza di latte con i cereali sbriciolati sul tappeto. Mi mancherà tutto di lui ma sarò fiero perché essere padre forse è proprio questo. Gioire e proteggere, aiutare e spronare e godere di ogni istante di questo meraviglioso viaggio.

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Silvio Petta

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