Mamma. Mai come in questo caso basta la parola. Poesie, romanzi, film e saggezza popolare hanno cercato nei decenni di proporre una chiave di lettura più o meno chiara del magico ruolo della madre. Quasi a volerla dipingere come una figura mitologica, un’entità dalla fortissima presenza fisica e astratta, un riferimento per ogni vivente. Sì, perché l’universo posa esso stesso sul concetto di madre, inteso come un qualcosa da cui è successivamente scaturita materia.

Mamma. Termine che emoziona. Perché sono i primi occhi di cui ci innamoriamo, la prima voce che facciamo nostra ancor prima di venire al mondo, il primo respiro di cui sentiamo di aver bisogno.

Se la vita ha davvero un segreto, probabilmente il suo nome è semplicemente “mamma”. Non ci sono dubbi. E certo si rischia di cadere nella retorica provando a descrivere il valore e il ruolo che ogni madre – anzi, ogni mamma – ricopre all’interno della famiglia, nel senso più ampio della parola. Così come Superpapà ha voluto da subito e con forza porre al centro la figura di un uomo consapevole delle proprie grandissime responsabilità, allo stesso modo è importante sottolineare, in un’epoca in cui – da qualunque parte si osservi la realtà – è in atto una perdita generalizzata dei valori, quanto decisivo sia avere al proprio fianco una persona mossa da sentimenti positivi, decisa, desiderosa di donare ai propri figli il meglio di sé.

Viva la mamma, allora. La nostra ma anche quella dei nostri bambini, infaticabile compagna di avventura che – grazie al Cielo – un giorno ha deciso di condividere con noi la propria vita.

Emanuel Di Marco

 

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