Lo sport è divertimento, ma…

La pratica sportiva frequente, ben allenata e sostenuta da adeguata motivazione può portare i nostri figli a intraprendere una carriera agonistica; sia chiaro: non vuol dire che dall’oggi al domani saranno sui titoli del Corriere dello sport o in partenza per le Olimpiadi… ma certamente che gradualmente – e fin da piccoli – la loro (e la nostra vita cambieranno).
Sicuramente, “agonismo” vuol dire soddisfazione e riconoscimenti, ma anche sacrifici. La proposta di solito arriva dai tecnici e talvolta è accolta con molto entusiasmo dai genitori. Tuttavia, la cautela è d’obbligo e non bisogna dare per scontato che le aspirazioni dei grandi siano uguali a quelle dei più piccoli… i ragazzi entreranno in un mondo fatto di sacrifici e rinunce, regole spesso più ferree di quelle a cui sono abituati in casa. Tenere insieme gli impegni scolastici e sportivi sarà molto più impegnativo, le amicizie e gli stessi rapporti familiari potrebbero essere limitati da trasferte frequenti, poco tempo libero o addirittura la permanenza in un’altra città.
Dal punto di vista prettamente sportivo, un periodo di prova è necessario, anche per valutare se i ragazzi saranno in grado di reggere ritmi serrati di allenamenti e lo stress che accompagnerà gare e allenamenti.
Sarà anche necessario verificare se il giovane condivida le aspirazioni di successo che spesso – in maniera del tutto involontaria – sono trasmesse dagli adulti: l’esperienza di molti genitori è quella di accorgersi che si stanno riversando sui figli i sogni e le aspirazioni di successo che da giovani non si è riusciti a realizzare… ma in questi casi, è bene ricordarsi che nessun giovane atleta, neppure i più promettenti, arriveranno molto lontano se mossi (motivati) prevalentemente o esclusivamente dagli altri!
Un’ulteriore questione collegata a questa riguarda la scelta dello sport di cui ho parlato in uno dei precedenti articoli: l’interesse da solo non basta a sostenere l’impegno di un percorso agonistico; è necessario che a questo si affianchi la passione (che a differenza dell’interesse implica un profondo coinvolgimento emotivo) e la determinazione, cioè la persistente e tenace direzione verso il raggiungimento di un obiettivo, tutti aspetti certamente allenabili ma motivati da un reale interesse del ragazzo.
A questo punto il problema si trasforma, e diventa: come capire se nostro figlio ha la giusta determinazione e la motivazione per perseguire le sfide di una carriera agonistica? Chiunque pratichi sport sa che alcune sane abitudini favoriscono un migliore benessere fisico e psicologico e sono premesse importanti per il successo (mangiare in maniera sana e regolare, andare a dormire presto e dormire la giusta quantità di ore necessarie, preparare con cure i materiali e le attrezzature per gli allenamenti e le gare); se siamo in presenza di questi comportamenti e sono messi in atto “per lo più spontaneamente” dai ragazzi possiamo essere certi che la motivazione a fare bene c’è ed è alimentata in maniera sana.
Al contrario, se vediamo i ragazzi svogliati, poco attenti e spesso distratti, nervosi e stanchi soprattutto sugli “obblighi” che riguardano la pratica sportiva è necessario porsi alcune domande sia sull’opportunità di proseguire sul livello agonistico (anche in presenza di abilità sportive di elevato livello!), ma anche sull’effettivo interesse per la pratica di quello sport specifico. Il rischio in questo caso è quello di alimentare un circuito negativo che può portare all’abbandono della pratica sportiva tout court.
Molte società sportive ormai mettono a disposizione delle famiglie uno psicologo dello sport che osserva i ragazzi anche in campo/palestra ed è in grado di valutare questi aspetti per aiutare i genitori e i ragazzi a fare le scelte migliori.

Eugenio De Gregorio
Psicologo dello sport, è super-papà di Greta Elena (5 anni), Ester (2) e Bianca (11 mesi)

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