Riportiamo la lettera di Sandro Sensi, un membro della nostra Community Superpapà, che è stata pubblicata sul blog Italians di Beppe Severgnini.

Caro Beppe, ho letto con tanta attenzione la lettera accorata della mamma lavoratrice che “non ce l’ha fatta” (Avvocato e mamma: un’impossibile vita di salti mortali” ), ho letto anche la tua risposta che, con una certa ragionevolezza ha dato la colpa a noi uomini. Tutto ciò mi ha spinto a scriverti la mia di storia affinchè, come par condicio vuole, tu possa avere un più ampio specchio della realtà.

Sono un lavoratore dipendente, di 42 anni, con uno stipendio medio. Sono separato da 3 anni, vivo in affitto e ho una bambina di appena 5 anni divisa a metà con la mia ex compagna. Perché ti scrivo tutto ciò? Perché io, uomo e padre con un medio stipendio da dipendente, (quindi con orari bloccati) faccio la “stessa” vita della “mamma lavoratrice che non ce l’ha fatta”. La mattina alle 8 porto a scuola mia figlia (quindi sveglia, colazione lavaggio, vestiario x2), subito dopo con un pit-stop che nemmeno la Ferrari faccio il cambio auto-scooter per fiondarmi in ufficio in tempo, il tutto cercando di far combaciare orari al millisecondo il cui risparmio, nel traffico di Roma che tu conoscerai, sono vitali, come “tabella quotidiana di marcia”, vuole.

Finito qui? ovviamente no… dopo la scuola, la bambina due volte a settimana fa danza, termina le lezioni alle 17.30, Dopo 8 ore di lavoro, e il cambio al contrario scooter-auto, la prendo alle 18 e sempre nel traffico cittadino del rientro, mi dirigo verso casa… dove salvo sporadica fermata al parco giochi, mi attendono le normali attività casalinghe. Spesa, doccia, momenti ricreativi, preparazione cena, cena, altri momenti ricreativi, messa a nanna. Dopo tutto ciò, e SOLO dopo che si è addormentata, mi “dedico” a me… in cosa? Beh…una bella doccia calda non me la leva nessuno, segue preparazione del pranzo per il giorno successivo (perché purtroppo Beppe tra affitto e spese fisse, tocca risparmiare dove si può), riassetto della casa senza far rumore…lavaggio dei piatti rigorosamente a mano perché sprovvisto di lavastoviglie. E ah dimenticavo…il tutto rigorosamente senza tate o aiuti perché i soldi sono quelli che sono, ma tutto self-service.

Poi verso mezzanotte riesco a mettermi sdraiato senza nemmeno accendere la tv, visto che di li’ a 6 ore il tram tram ricomincia. Ora Beppe, vogliamo parlare di stanchezza? Parliamone… si’ c’è…e tanta, ma ho alternative? No non ne ho, e sai perché? Perché un sorriso di mia figlia, “vale il prezzo del biglietto in prima fila”, perché quel cucciolo di 5 anni non ha chiesto di essere messa al mondo per poi, senza un motivo, ritrovarsi a doversi dividere tra mamma e papà. Perché mai mia figlia sarà messa in secondo piano e mai me ne andrò a letto senza aver ascoltato ed esaudito nel limite del possibile, le sue richieste. Sono stanco? Si’ a volte sono esausto, stanco di dover vivere una vita che non mi appartiene, stanco di essermi spaccato in 4 per decenni per poi ritrovarmi a dover fare i conti a fine mese per poter decidere se mangiare una pizza al ristorante e, nel dubbio, investirli sempre per mia figlia. Stanco di dover sopportare una “normalità” fatta di cose che normali non sono, ma io non dirò mai “non ce l’ho fatta”, piuttosto mi piego la schiena, e sai perché Beppe, perché nonostante la madre di mia figlia se ne sia andata (dopo quasi 14 anni) dall’oggi al domani con un altro, al semplice grido “mi sono innamorata di un altro, punto!” rovinando di fatto la via mia e della stessa figlia, il sorriso d’amore che sgorga spontaneo sul viso di mia figlia ogni volta che mi guarda mi da’ una forza che non si può spiegare a parole, la stesse emozioni da brividi di quando io, padre e marito, la presi in braccio per la prima volta quel giorno di novembre…

Perciò ricordate che per ogni donna “che non ce la fa” per colpa di un uomo…c’è un uomo che in silenzio combatte la stessa battaglia per colpa di una donna che viene tuttora spudoratamente privilegiata in altri contesti. Il sistema vuole che ce ne stiamo nell’ombra perché in quanto uomini “ce la caveremo”, ma non siamo ne’ eroi ne’ alieni, siamo essere umani con dei valori che purtroppo oggi non vengono più riconosciuti, ma è bene che si sappia della nostra esistenza e che siamo molti più di quelli che potete pensare.

Mi premeva solo dare un quadro più onesto e veritiero della situazione. Un abbraccio,

Sandro Sensi 

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Silvio Petta

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