Avete appena scoperto che diventerete presto dei papà, ma cosa ancora più strana: la vostra compagna diventerà mamma! Prima, però, subirà 9 mesi di metamorfosi, sapete davvero cosa succederà in quelle settimane intense, emozionanti, ma anche complicate? Siete pronti a dare alla vostra metà il supporto che le serve? Qualche suggerimento, forse, non guasta.
Ed eccomi qua, a pochi giorni dalla notizia che sta per arrivare la cicogna!
E ora cosa faccio? Come mi comporto? Sei settimane di gravidanza. E pensare che prima di adesso contavo solo le settimane del campionato, aspettando il derby…
Proprio così. In una gravidanza si contano le settimane, non i mesi! E il conto parte dall’ultima mestruazione nota. Così lo sappiamo e non rischiamo di farci sorprendere con la faccia scema quando qualcuno ci chiede:

“Di quante settimane?!”.

Approfondiamo un po’, anche se poi ciascuno può farsi illustrare i dettagli dalla moglie/compagna: La Federazione Internazionale di Ostetricia e Ginecologia (FIGO: visto che nome??) e l’American Congress of Obstetricians and Gynecologist (ACOG) hanno definito oltre il termine una gravidanza che si protrae oltre la 42esima settimana di amenorrea, ossia dopo 294 giorni dalla data delle ultime mestruazioni.  Più comunemente, però, si è soliti prendere come riferimento la data presunta del concepimento, che avviene indicativamente due settimane dopo le ultime mestruazioni, e per questo si considera post termine una gravidanza che va oltre la 40esima settimana o 280 giorni. Dopo la 38esima settimana la gravidanza è considerata a termine e ogni momento è buono per nascere. Ciò significa che se siamo a 6… abbiamo davanti ancora 32-36 settimane… cioè 9 mesi. O forse no? Sono 10, perché è vero che comunemente si pensa ai 9 mesi ma se, correttamente cominciamo a contare i mesi al loro compimento (esattamente come la nostra età anagrafica) arriviamo a 10 mesi. Un sacco di tempo… e cosa succede in questo arco di tempo?

A noi maschietti davvero poco, ma la donna cambia radicalmente non solo fisicamente ma anche psicologicamente. Nelle prime settimane la vedremo correre in bagno di punto in bianco per le nausee ma è uno dei davvero pochi aspetti negativi;
Per la donna si sviluppa gradualmente un senso di attaccamento molto profondo che la lega al suo bambino (sono gli ormoni a favorire questi meccanismi), ma per noi è diverso. Il legame con il piccolo piccolo è inizialmente indiretto: nelle prime settimane non ne percepiamo la presenza. Le prime ecografie ci mostrano una masserella a cui difficilmente daremo il nome di bimbo, i movimenti si percepiranno solo molto tempo dopo. Quindi, l’unico modo per sollecitare il nostro senso di protezione (sviluppato in maniera ancestrale) è prenderci cura della mamma.

Altro aspetto da considerare nelle prime settimane sono i cambiamenti di umore e le ansie. Le prime settimane sono quelle più a rischio per l’interruzione di gravidanza: si tratta di un momento molto delicato che non sempre consente (o non a tutte) alle donne di gioire a pieno di quanto sta accadendo. È relativamente frequente in questo periodo assistere ad interruzioni spontanee e precoci della gravidanza. Le preoccupazioni che possano verificarsi eventi del genere e la contemporanea assenza di segnali (movimenti) che ne confermano la presenza accomunano molte donne in questa fase. E poi ci sono le preoccupazioni sullo stato di salute del bambino e che il decorso della gravidanza sia regolare (crescita adeguata, esclusione di malattie genetiche, malformazioni o altre patologie). Sono previsti esami e test specifici per ciascun trimestre di gravidanza. E noi? Esserci e partecipare. Per molte donne è sufficiente essere rassicurate su questo: la nostra costante presenza quando vuole parlare di qualcosa che la preoccupa. Nel tempo acquisirà quelle rotondità che ci piacciono (e che poi aumenteranno… e aumenteranno…), la pelle si farà più lucida e luminosa per strani meccanismi biochimici. In poche parole diventerà più bella. Ed è proprio quello che serve: dal punto di vista evolutivo dobbiamo essere portati a prenderci cura di lei e del fagotto che porta in pancia. Le parole chiave del super-papà in questa fase sono ascolto, condivisione e protezione.

Eugenio De Gregorio,
psicologo sociale e dello sport, vive e tenta di lavorare a Genova dove è super-papà di Greta Elena (4 anni), Ester (20 mesi) e Bianca (che sta per arrivare)

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